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Sonno, stress e umore

Lo stress alza la glicemia?

· 2 min

Pesanti molle elicoidali d’acciaio compresse tra due piastre metalliche; le spire orizzontali si sono avvicinate sotto il carico.

Stesso pasto, stesso farmaco, stessa ora, eppure un valore più alto del previsto: lo stress è una delle cause reali di un esito simile. In quel momento lo zucchero non arriva da fuori, il corpo lo libera dalle riserve. Gli ormoni dello stress accelerano questo rilascio e ostacolano i muscoli nell’assorbirlo.

Sotto stress entrano in gioco insieme alcuni ormoni che alzano la glicemia. L’adrenalina agisce in pochi secondi: libera la riserva del fegato e immette nel sangue lo zucchero già pronto. Il cortisolo parte più lentamente, dura più a lungo e il suo lavoro principale è un altro: spinge il fegato a produrre nuovo zucchero e rafforza l’azione dell’adrenalina e del glucagone. Entrambi rendono più difficile ai muscoli e al tessuto adiposo assorbire lo zucchero, quindi nel sangue ne resta di più. Il cortisolo interferisce anche con la secrezione di insulina: nel breve periodo la aumenta, se dura a lungo la sopprime.

Questo meccanismo non è un guasto, è così per progetto. Davanti a una minaccia i muscoli hanno bisogno di carburante veloce, e il corpo lo prepara in anticipo. Il problema è che il meccanismo non distingue il tipo di minaccia. Un pericolo fisico da cui scappare e la tensione di un colloquio di cui si aspetta l’esito innescano nel corpo la stessa catena ormonale e avviano la stessa preparazione di carburante. Una risposta insulinica solida regge questa spinta e l’aumento resta limitato; se la risposta è insufficiente, la stessa spinta appare nuda nella misurazione. Che lo stress improvviso alteri le misurazioni è ben documentato. Per lo stress che si trascina il quadro è più sfumato: lì l’effetto passa in modo indiretto, più per sonno, appetito e abitudini di movimento che per la via ormonale diretta.

Lo stress non è solo emotivo. Un’infezione con febbre, un osso rotto, un intervento chirurgico, un dolore che non passa, un’ustione grave: tutti passano dalla stessa via ormonale. In terapia intensiva l’aumento della glicemia, anche in persone senza diabete, è per questo un quadro noto. Più cresce il carico fisico, più l’aumento diventa evidente. Nei giorni di malattia la vera sorpresa è proprio questa: l’appetito è sparito, il piatto è rimasto a metà e il numero sale lo stesso. Perché la malattia continua a far lavorare il fegato anche se il cibo non arriva.

Per questo è difficile giudicare da una sola misurazione, perché il numero non si può leggere a prescindere dal carico che quella giornata porta con sé. Il valore salito per una tensione improvvisa torna giù da solo quando il fattore scatenante passa, e la glicemia salita durante una malattia nella maggior parte dei casi rientra nel suo andamento abituale con la guarigione. Il fatto che l’aumento abbia un nome lo toglie dal campo dei guasti casuali.

Fonti

  1. Kaur J, Gandhi J, Sharma S. Physiology, Cortisol. StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2025.
  2. Kuo T, McQueen A, Chen TC, Wang JC. Regulation of glucose homeostasis by glucocorticoids. Adv Exp Med Biol. 2015;872:99-126.
  3. Marcovecchio ML, Chiarelli F. The effects of acute and chronic stress on diabetes control. Sci Signal. 2012;5(247):pt10.
  4. Dungan KM, Braithwaite SS, Preiser JC. Stress hyperglycaemia. Lancet. 2009;373(9677):1798-1807.

Questo articolo ha scopo informativo; non è una diagnosi, una terapia o un consiglio sul dosaggio. Le decisioni sulla tua cura prendile sempre insieme al tuo medico.

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