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Peso e abitudini

Cosa fa un lungo digiuno nel diabete?

· 2 min

Un enorme ammasso di radici spiaggiato, sbiancato dal sole e dal sale; i rami bianchi intrecciati proiettano ombre nette.

Un digiuno lungo porta il corpo al carburante di riserva e, nel diabete, dove arriva il passaggio lo decide la terapia della persona. Insulina, reni ed eventi passati distinguono i quadri. Se oltre al cibo si sospende anche il bere, arriva un secondo carico. L’articolo spiega da dove nascono le differenze.

Un digiuno prolungato non è una sola situazione. Il digiuno religioso, gli schemi programmati di digiuno intermittente e le ore a stomaco vuoto prima di una procedura iniziano per motivi diversi. Qualunque sia il motivo, l’ordine con cui il corpo apre le sue porte resta lo stesso: prima la riserva del fegato, poi la produzione di nuovo glucosio. Quell’ordine lo descrive nei dettagli l’articolo sui pasti saltati.

La differenza comincia qui. Se l’effetto dell’insulina basta, il passaggio procede in modo ordinato; se non basta, la demolizione dei grassi non si può frenare e i chetoni si accumulano. Come si formano i chetoni e quando entrano in gioco lo spiega l’articolo sui chetoni. Se l’accumulo continua, cambia anche il quadro visibile da fuori: nausea, vomito, dolore addominale, respiro più profondo e frequente, spossatezza evidente. Questo quadro si chiama chetoacidosi.

Il rischio non è uguale per tutti. Un calo della glicemia si annuncia con sudorazione, tremore alle mani, palpitazioni, fame improvvisa e difficoltà a concentrarsi. L’avviso non arriva sempre con la stessa forza; con i cali ripetuti e nel sonno questi segnali si indeboliscono, e la prima cosa che si nota è direttamente la confusione. I gruppi su cui il carico pesa di più sono chiari:

  • Chi usa insulina o un farmaco che ne stimola la secrezione; il farmaco continua ad agire, ma i carboidrati non arrivano.
  • Chi ha già avuto un calo grave o non sente più l’avviso.
  • Chi usa un inibitore SGLT-2; in un digiuno lungo i chetoni possono accumularsi anche se la glicemia misurata non sale: questa forma la tratta un articolo a parte.
  • Chi ha avuto in passato una chetoacidosi e chi ha la glicemia alta da tempo.
  • Chi ha una malattia renale avanzata, le donne in gravidanza e chi allatta.

L’asse dei liquidi segue una strada a parte. Se si sospende solo il cibo, questo asse non entra in gioco; se si sospende anche il bere, la perdita si accumula senza farsi notare. Il sangue si concentra, l’urina diminuisce e in una giornata calda il quadro si sviluppa molto più in fretta. Le ultime ore di un digiuno lungo coincidono con il momento in cui liquidi ed energia toccano il fondo; i due assi vanno in difficoltà insieme.

La cornice comune sta in una frase: prima la valutazione del rischio, poi il piano. In un digiuno programmato la valutazione si fa con settimane di anticipo, e i farmaci in uso, gli eventi passati e le malattie concomitanti si pesano insieme. Il risultato non è un semplice sì o no. Alcune persone vengono classificate a basso rischio, altre ad alto; in mezzo c’è un’altra fascia in cui la sicurezza resta incerta. Nel digiuno prima di una procedura la durata è breve, il piano lo fa l’équipe che la esegue e lo schema dei farmaci viene rivisto anche qui. Quale di queste soluzioni sia adatta a chi, lo stabilisce l’équipe curante che conosce la cartella clinica della persona.

Fonti

  1. Shaikh S, Latheef A, Razi SM, et al. Diabetes Management During Ramadan. In: Endotext. MDText.com; 2022. Bookshelf ID NBK581875.
  2. Sanvictores T, Casale J, Huecker MR. Physiology, Fasting. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2026; NCBI Bookshelf NBK534877.
  3. Dyńka D, Rodzeń Ł, Rodzeń M, et al. Intermittent fasting in the treatment of type 2 diabetes. Front Nutr. 2025;12:1629154.
  4. Somagutta MR, Agadi K, Hange N, Jain MS, Batti E, Emuze BO, Amos-Arowoshegbe EO, Popescu S, Hanan S, Kumar VR, Pormento MKL. Euglycemic Diabetic Ketoacidosis and Sodium-Glucose Cotransporter-2 Inhibitors: A Focused Review of Pathophysiology, Risk Factors, and Triggers. Cureus. 2021;13(3):e13665.

Questo articolo ha scopo informativo; non è una diagnosi, una terapia o un consiglio sul dosaggio. Le decisioni sulla tua cura prendile sempre insieme al tuo medico.

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