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A quali organi arriva

Perché il diabete colpisce il cuore?

· 3 min

Interno di uno stretto canyon di arenaria; il passaggio si piega al centro e si restringe fino a una gola sottilissima, da cui filtra una luce calda arancione.

Nel diabete si pensa prima ai vasi piccoli, ma il cambiamento nelle grandi arterie del cuore avanza in silenzio per anni. La glicemia alta accelera l’accumulo di placca nella parete arteriosa e rende il sangue più incline a coagulare. Il cuore ha un capitolo a sé per un altro motivo: cambia come avvisa.

La superficie interna di un’arteria sana è rivestita da uno strato liscio, fatto di una sola fila di cellule. Quando questo rivestimento si logora, le particelle di colesterolo del sangue filtrano dentro la parete e lì restano. Le cellule immunitarie arrivano per ripulire, si caricano di grasso e non riescono più a muoversi. Col tempo il deposito diventa una placca, e la ricopre un cappuccio fibroso e duro.

L’arteria si restringe. Ma il punto non è il restringimento in sé. Il momento critico arriva quando quel cappuccio si assottiglia e si rompe: appena la lacerazione si apre, il sangue comincia a coagulare e il vaso può chiudersi in poco tempo. Il quadro detto infarto è il più delle volte il risultato di un’ostruzione improvvisa, non di un restringimento lento.

Il diabete non tocca un solo anello di questa catena, ma diversi insieme. Il rivestimento interno del vaso perde presto la sua funzione, le piastrine si aggregano con più facilità e il coagulo che si forma si scioglie a fatica. Cambia anche la distribuzione dei grassi nel sangue: particelle piccole e dense penetrano più agevolmente nella parete. Il risultato è un carico di placca che si accumula prima e in modo più diffuso rispetto a un’altra persona della stessa età.

Il punto più importante comincia qui. Il segnale del dolore che parte dal cuore viaggia lungo i nervi autonomi che lo avvolgono, e nel diabete questi nervi possono logorarsi. Il segnale si indebolisce o non arriva affatto. Un’ampia revisione che ha riunito ventidue studi ha rilevato che, durante un infarto, le persone con diabete si presentano senza dolore al petto con una frequenza nettamente maggiore (Kumar et al., 2023). Anche in un ampio studio che ha seguito adulti con diabete di tipo 2, l’infarto detto “silenzioso” è risultato più frequente in chi aveva una variabilità della frequenza cardiaca ridotta.

Quando il dolore si fa sfumato, il quadro si presenta sotto altre vesti, e i segni da riconoscere diventano questi:

  • Fiato corto su una salita abituale o dopo pochi gradini
  • Al petto, più che dolore, una sensazione di pressione, oppressione o pienezza
  • Un fastidio vago che si irradia alla mandibola, al collo, alla spalla, al braccio o tra le scapole
  • Un peso alla bocca dello stomaco che sembra un’indigestione, nausea
  • Sudore freddo senza motivo, debolezza improvvisa, vista che si annebbia

Ciò che accomuna questi segni è la facilità con cui vengono attribuiti a qualcos’altro: alla stanchezza, all’età o a un pasto pesante. Nel diabete c’è una trappola in più: sudore freddo, debolezza e vista annebbiata sono anche il linguaggio della glicemia bassa. Se questi segni continuano anche dopo averla corretta, la spiegazione va cercata altrove.

Ciò che fa la differenza sono la novità e la tempistica. Se qualcosa di mai provato prima compare con lo sforzo e si attenua con il riposo, anche il cuore entra in quel quadro. In una persona con i nervi logorati questa sensazione può non nascere affatto; per questo non è raro trovare più tardi, sull’elettrocardiogramma, la traccia di un vecchio infarto.

Qui ci sono due scale temporali diverse. Il quadro che compare con lo sforzo e passa con il riposo è un percorso che si sviluppa nell’arco di settimane. Se gli stessi segni iniziano insieme all’improvviso e non passano con il riposo, la scala cambia: dopo che il vaso si è chiuso, il muscolo cardiaco si danneggia nel giro di minuti e ore. Il secondo non è un quadro da osservare e aspettare, ma da valutare con urgenza.

Non è un caso che la pressione e i grassi nel sangue compaiano nello stesso quadro. Tutti e tre sollecitano la stessa parete arteriosa. I loro effetti si sommano. Un monitoraggio che guarda solo alla glicemia si chiude senza vedere gran parte del quadro. Cosa cambia se si tengono d’occhio tutti e tre insieme? A questa domanda risponde “Che cosa si controlla oltre alla glicemia?”.

Il silenzio qui non è una garanzia. Significa soltanto che il segnale non è arrivato. Anche per questo il cuore è uno dei capitoli che si controllano prima che compaia un disturbo.

Fonti

  1. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 10. Cardiovascular Disease and Risk Management: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Supplement_1):S216–S245. doi:10.2337/dc26-S010. PMID: 41358899.
  2. Kumar A, Sanghera A, Sanghera B, Mohamed T, Midgen A, Pattison S, Marston L, Jones MM. Chest pain symptoms during myocardial infarction in patients with and without diabetes: a systematic review and meta-analysis. Heart. 2023;109(20):1516–1524. doi:10.1136/heartjnl-2022-322289. PMID: 37080764.
  3. Kaze AD, Fonarow GC, Echouffo-Tcheugui JB. Cardiac Autonomic Dysfunction and Risk of Silent Myocardial Infarction Among Adults With Type 2 Diabetes. Journal of the American Heart Association. 2023;12(20):e029814. doi:10.1161/JAHA.123.029814. PMID: 37830346.
  4. Pahwa R, Jialal I. Atherosclerosis. In: StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2026 Jan-. Updated 8 August 2023. Bookshelf ID: NBK507799.
  5. Li X, Weber NC, Cohn DM, Hollmann MW, DeVries JH, Hermanides J, Preckel B. Effects of Hyperglycemia and Diabetes Mellitus on Coagulation and Hemostasis. Journal of Clinical Medicine. 2021;10(11):2419. doi:10.3390/jcm10112419

Questo articolo ha scopo informativo; non è una diagnosi, una terapia o un consiglio sul dosaggio. Le decisioni sulla tua cura prendile sempre insieme al tuo medico.

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