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Controlli e prevenzione

Perché gli screening iniziano in assenza di sintomi?

· 3 min

Bosco fotografato all’infrarosso; gli alberi sono magenta e lilla, il cielo di un turchese profondo. Lo stesso paesaggio nella banda che l’occhio non vede.

Il danno ai piccoli vasi nasce in silenzio: avanza senza calo visivo, senza disturbi, senza perdita di sensibilità. Quando il sintomo compare, tornare indietro si fa difficile. Lo screening quindi non lo aspetta: anticipa gli esami che mostrano la fase silenziosa e lascia il tempo alla persona, non al danno.

A quali organi arriva il danno nel diabete, e su quale scala di vasi si accumula, lo racconta un altro articolo. Qui la domanda è diversa: perché questo accumulo non si fa sentire, perché lo screening non aspetta il disturbo? Le tre sedi hanno un tratto in comune: nella fase iniziale restano silenziose. Il corpo non dà l’allarme, la persona si sente bene.

Nell’occhio la situazione è quella più netta. Quando i vasi della retina iniziano a trasudare e a occludersi, la vista resta a lungo com’era. Il cambiamento lo coglie solo un esame che guarda la retina; come si guarda lo spiega l’articolo sull’occhio.

Il silenzio del rene ha un’altra origine. La capacità dell’organo è ben superiore al bisogno; mentre una parte si affatica, il resto continua a portare avanti il lavoro. Per questo l’albumina che passa nelle urine compare prima del disturbo. Il silenzio dei nervi nasce invece dalla lentezza della perdita; il calo della sensibilità, la persona lo scopre il più delle volte durante la visita. Quando la sensibilità protettiva viene meno, una ferita al piede non fa male: accorgersene non dipende dal sentire, ma dal guardare.

DoveL’esame della fase silenziosa
OcchioEsame del fondo dell’occhio
ReneAlbumina nelle urine e velocità di filtrazione calcolata dal sangue, due valori letti insieme
Piede e nerviSensibilità protettiva, sensibilità vibratoria e battito delle arterie del piede, uno per uno

L’esame fatto presto ha una funzione in più: lascia un punto di partenza con cui confrontare gli esami successivi. Senza un inizio registrato, un cambiamento lento non sembra un cambiamento; il fondo dell’occhio, come i valori renali, acquista senso solo se letto accanto alla propria storia.

Ma perché l’inizio dello screening si sposta a seconda del tipo di diabete? La risposta sta nella data d’esordio della malattia. Il tipo 1 esordisce con un quadro evidente, quindi il suo primo giorno è più o meno noto e il contatore parte da lì. Lo screening entra in gioco qualche anno dopo, perché il danno ha bisogno di tempo per accumularsi. In chi riceve la diagnosi da bambino il contatore funziona diversamente: negli anni prima della pubertà il danno non si accumula alla stessa velocità, e per questo il primo esame arriva più tardi.

Il tipo 2 invece si instaura in silenzio e la diagnosi arriva anni dopo. Questo intervallo tra esordio e diagnosi lascia spazio a un danno già cominciato. Per questo lo screening parte il giorno della diagnosi; in una parte delle persone il coinvolgimento dell’occhio si riscontra già alla prima visita.

Il prezzo di aspettare il sintomo emerge proprio qui. Dopo che nella retina si sono formati nuovi vasi fragili, che nel rene la capacità di filtrare è scesa o che nel piede la sensibilità protettiva è venuta meno, la lista delle cose che si possono fare si accorcia. Nella fase iniziale, invece, il quadro è ancora mobile e aperto a un cambio di direzione. La fase silenziosa si misura in anni, non in settimane; ed è altrettanto ampia la finestra in cui lo screening lavora.

I segni della fase tardiva sono noti: vista annebbiata o macchie che fluttuano davanti agli occhi, intorpidimento e formicolio ai piedi, gonfiore ostinato alla caviglia. Elencarli non serve a fare una diagnosi, ma a mostrare cosa lo screening cerca di lasciarsi alle spalle.

La frequenza si stabilisce persona per persona, e un unico calendario non va bene per tutti. Ciò che non cambia è la logica. Il motivo per cui si controlla l’olio dell’auto prima che il motore faccia rumore è lo stesso: quando il rumore arriva, il momento della riparazione più economica è già passato.

Fonti

  1. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 12. Retinopathy, Neuropathy, and Foot Care: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl 1):S261–S276. doi:10.2337/dc26-S012
  2. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 11. Chronic Kidney Disease and Risk Management: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Supplement_1):S246–S260. doi:10.2337/dc26-S011. PMID: 41358881.
  3. Shukla UV, Tripathy K. Diabetic Retinopathy. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; last updated 25 August 2023. Bookshelf ID: NBK560805.
  4. Hicks CW, Selvin E. Epidemiology of Peripheral Neuropathy and Lower Extremity Disease in Diabetes. Curr Diab Rep. 2019;19(10):86. doi:10.1007/s11892-019-1212-8
  5. Türkiye Endokrinoloji ve Metabolizma Derneği (TEMD). Diabetes Mellitus ve Komplikasyonlarının Tanı, Tedavi ve İzlem Kılavuzu-2026. 17. Baskı. TEMD; 2026. ISBN 978-625-99759-8-6

Questo articolo ha scopo informativo; non è una diagnosi, una terapia o un consiglio sul dosaggio. Le decisioni sulla tua cura prendile sempre insieme al tuo medico.

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